
La tua rete sta frenando la tua strategia cloud?
- Cloud networking
- 30 giugno 2026
Ogni livello dello stack di rete moderno si muove alla velocità del cloud. Se la tua connettività non tiene il passo, l'intera strategia può bloccarsi.
Scritto in collaborazione con Fabio D’Avino
Questo blog include gli approfondimenti di Fabio D’Avino, specialista di Network as a Service (NaaS) con oltre sette anni di esperienza nella ricerca, progettazione e realizzazione di servizi di rete globali. Il lavoro di Fabio esplora come le organizzazioni possano modernizzare la connettività con l’evolversi delle strategie infrastrutturali cloud, ibride e pronte per l’AI.
Un tempo le strategie cloud si concentravano su dove spostare i workload. Oggi si tratta di capire quale sia l’ambiente più adatto a ciascun workload: cloud pubblico, cloud privato, colocation, edge o infrastrutture pronte per l’AI, più vicine ai dati e agli utenti.
Nel 2026, questo cambiamento sta esercitando nuove pressioni sulla rete. I workload sono sempre più distribuiti, le architetture ibride vengono progettate in modo più mirato e l’AI alza la posta in gioco in termini di prestazioni e capacità.
Man mano che queste strategie infrastrutturali diventano più dinamiche, la rete non può continuare a essere pianificata, acquistata e configurata come se nulla dovesse cambiare.
Il rischio di una strategia di rete statica
I workload basati sul cloud possono essere distribuiti, spostati e scalati rapidamente, ma spesso la connettività su cui si basano non può fare altrettanto. I collegamenti privati ai provider cloud, i cross connect e i circuiti tra sedi dipendono ancora dal coordinamento con gli operatori e dai cicli di provisioning fisico.
Questo introduce latenza nella consegna dei pacchetti, ma anche nel processo decisionale. Ogni modifica all’architettura, migrazione cloud o distribuzione di un nuovo workload incontra lo stesso limite: la rete non riesce a tenere il ritmo che il resto dell’infrastruttura richiede oggi. Man mano che le architetture si distribuiscono tra regioni, provider cloud, ambienti edge e data center, questo vincolo si moltiplica.
Si tratta di un vincolo sia operativo sia finanziario. I ritardi nel provisioning della connettività possono rallentare il time-to-market, incidere sulle opportunità di ricavo e ridurre l’agilità complessiva dell’azienda, trasformando quello che sembra un limite tecnico in un rischio aziendale più ampio.
Lo stack risultante è moderno a ogni livello, tranne quello che collega tutto il resto.
La soluzione: rendere la connettività flessibile quanto il resto dell’infrastruttura
Il Network as a Service (NaaS) colma questa lacuna astraendo il livello fisico della rete e offrendo connettività tramite API e portali self-service – lo stesso modello elastico e on demand che già caratterizza le risorse di calcolo e storage.
In pratica, significa effettuare il provisioning delle connessioni ai provider cloud senza doversi coordinare con gli operatori di telecomunicazioni tradizionali o attendere cross connect fisici. I tecnici stabiliscono connettività Layer 2 o Layer 3 con prestazioni deterministiche e latenza prevedibile direttamente tramite un portale o un’API, negli stessi tempi di qualsiasi altra modifica all’infrastruttura.
Un aspetto fondamentale è anche la minore dipendenza dagli operatori tradizionali per le interconnessioni dell’organizzazione. I tecnici di rete non devono più attendere settimane per il provisioning dei circuiti o la risoluzione dei problemi su reti di operatori poco trasparenti. Il controllo architetturale sulle modalità di accesso ai workload torna all’organizzazione, che questi si trovino nel cloud pubblico, nel cloud privato, in colocation o in ambienti pronti per l’AI.
Cosa significa in pratica
Per i team di rete e infrastruttura, il NaaS offre vantaggi in diverse aree:
- Provisioning di rete disaccoppiato: Le interconnessioni ai provider cloud non richiedono più il coordinamento con gli operatori di telecomunicazioni o cross connect fisici. I tecnici effettuano il provisioning della connettività Layer 2 o Layer 3 con prestazioni deterministiche direttamente tramite un portale o un’API.
- Semplificazione della topologia: Le architetture mesh o hub-and-spoke tra più regioni o provider cloud diventano realizzabili senza implementazioni fisiche complesse o VPN site-to-site, con mappatura VLAN, filtraggio delle rotte e segment routing on demand per una gestione granulare del traffico.
- Indipendenza dai data center: Virtualizzando la rete, puoi scegliere i provider e le sedi dei data center, creando il tuo ecosistema con più operatori per un controllo preciso e una maggiore flessibilità regionale.
- Efficienza operativa: Il provisioning NaaS si integra nelle pipeline CI/CD e negli strumenti di Infrastructure as Code (IaC), in modo che le modifiche alla rete seguano gli stessi processi testabili e sottoposti a controllo di versione delle distribuzioni applicative.
- Abilitazione delle connessioni tra cloud e degli ambienti ibridi: Negli scenari multicloud o ibridi, il NaaS funge da fabric di interconnessione, eliminando la necessità di accordi di peering complessi o soluzioni VPN di terze parti. La migrazione dei workload tra cloud o la creazione di architetture active-active diventa una decisione tecnica anziché una questione di approvvigionamento.
NaaS per le moderne infrastrutture cloud, AI e ibride
La rete è stata l’ultimo elemento a resistere alla modernizzazione dell’infrastruttura – l’unico livello ancora basato su vecchi modelli di provisioning, mentre le strategie cloud, AI e dei workload continuano a evolversi. Il NaaS porta però la connettività allo stesso livello di agilità già raggiunto dal resto dello stack.
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